Yuri Ipsilon
Poesia e passione
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Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Ital
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sabato 12 maggio 2012
L'antisociale
Macao, Imu, centri sociali, democrazia dal basso, grillini, pubblicità, anticonformisti, ragazzi trasgressivi e puri pronti ad accendere sommosse popolari, ignorando di ristabilire l'ordine prestabilito. La realtà è che in 27 anni ho visto (e vissuto) solo masse blaterare, muoversi sui social network estendendo ancora di più l'apparenza a livelli incredibili, costruendo vuoti grattacieli mentali (per poi farli sorgere realmente allo stesso modo), ma l'importante è che fuori siano belli imbiancati. Ad uno Stato che investe enormi cifre in spese militari pensiate gliene freghi delle vostre insulse lauree? della cultura? dell'arte che fece grande l'Italia nel mondo (per pura fortuna, se non fosse dipeso da Federico II e da altri singoli prima e dopo di lui )? Facile dare la colpa ai politici, alle banche, quando il primo a disinteressarsene è proprio il popolo, la società. Una massa di idioti, di pazzi che si mangian la coda. Sono stronzo, irrispettoso, snob, matto, borghese e via dicendo, ma tutti questi fantastici epiteti non fanno altro che rafforzarmi e dimostrarmi il mio esser sano e sarebbe grave il contrario, visto che a spiattellarmeli sono appunto dei malati (forti della loro dittatura maggioritaria). Ancora nel 2012 c'è chi non crede più in babbo natale, ma crede fermamente alle lacrime sgorgate da questa o quella statua della Madonna (o affini), solo così si emozionano le bestie. La paura della morte vi fotte, per me manco esiste e non mi corrode il cervello, solo quando strabevo sono vostro pari (mettendolo in formalina come tanto vi piace). Ho visto ciarlatani (e quindi idioti) chiamar genio uno che usa semplicemente il cervello, ho letto di sofisti incredibili che ancora trascinano pecore ai giorni nostri, se sono antisociale, voi siete l'antivitale, quelli che oggi parlano dei suicidi per ampliare la vostra demagogia politica e sociale, spingendo una scelta personale (prima riservata a persone dotate dell' intelletto che permea l'universo), ad una scelta quasi di massa come fosse una moda, facendo cadere tutto nella spirale del sofismo e della demagogia. Ma chi siete? Nulla vi differenzia dalle scimmie, come loro siete in grado di far quel che vi viene detto, come fanno non a caso i militari, le forze dell'ordine, così come fanno gli stessi manifestanti. Dei pochi uomini avete paura, tentate di separararli, li uccidete quando potete, state provando persino a dividere arte, scienza e filosofia in branche differenti grazie a vostri sofisti (che nel vostro mondo scimmiesco rappresentano quelli dotati di coscienza e che acclamate come maestri), tenetevi pure i vostri sofismi, le vostre religioni...a voi dico: Fuck You Monkey
Yuri Iavicoli/Ipsilon
giovedì 12 aprile 2012
Dall'altra parte del buco nero

Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.
I tempi passano e le mode si trasferiscono.
Ipsilon radio stava andando in onda da uno studio ricavato da ampi locali (ex uffici) siti a piano terra, sopra i quali vi erano appartamenti facenti parte di un complesso popolare.
Una radio si sa, con un complesso e con il pop ci va a nozze, infatti non si sprecavano le idee e la gioia che trasmettevano la radio ed il suo pubblico.
A partire dal periodo estivo, per un totale di tre puntate, diedero inizio ai "giochi senza vergogna" che si svolgevano nel cortile interno della struttura.
A partire dal periodo estivo, per un totale di tre puntate, diedero inizio ai "giochi senza vergogna" che si svolgevano nel cortile interno della struttura.
Quel grigio complesso abitativo aveva riacquistato il suo colore, la sua animosità e la popolarità che gli spettava...Erano in molti che seguivano la diretta dei giochi dalla radio o affaciati ai balconi ed alle finestre della corte, mentre altri partecipavano scendendo direttamente in cortile o giungendo dalle vie del quartiere.
A condurre i giochi era Yuri Ipsilon, facendo rieccheggiare la sua ridente voce per tutto l'isolato, ma quando toccava a lui giocare, da conduttore diveniva la vittima che suscitava grande ilarità, visto il suo scoordinamento nell'affrontare qualsiasi prova motoria.
A tardo giugno tre fratelli che da tempo non si vedevano, decisero di ritrovarsi per un pranzo nell'appartamento dei genitori, che guarda caso si trovava proprio nella struttura condominiale da dove trasmetteva Ipsilon Radio.
Nel pomeriggio, alle 16:00 in punto, iniziarono i giochi senza vergogna, uno dei tre fratelli che faceva il regista, ne rimase stupefatto - Grandi, immensi! -
Era contento di come l'ambiente fosse ritornato vivace, così come se lo ricordava da piccolo e mentre nel cortile si consumava un allegro carnevale, fatto d'incontri e divertimento, il regista corse a prendere una videocamera per immortalare il tutto dalla finestra del soggiorno che dava sul cortile, al contrario, il resto della famiglia era completamente disinteressata all'evento: c'era il fratello che suonava il piano in sala, la sorella che chattava ed i genitori che guardavano la televisione in camera da letto.
Era contento di come l'ambiente fosse ritornato vivace, così come se lo ricordava da piccolo e mentre nel cortile si consumava un allegro carnevale, fatto d'incontri e divertimento, il regista corse a prendere una videocamera per immortalare il tutto dalla finestra del soggiorno che dava sul cortile, al contrario, il resto della famiglia era completamente disinteressata all'evento: c'era il fratello che suonava il piano in sala, la sorella che chattava ed i genitori che guardavano la televisione in camera da letto.
La ripresa continuava: era tutto così diverso, così lucente, il regista era rinato e guardava tutto con quella luce e quella meraviglia che solo da bambini si riesce ad avere. Improvvisamente la telecamera si fece più pesante sembrava come in preda ad una forza di gravità sempre più forte, una forza d'attrazione proveniente dal cortile, la scena che si figurava nel piccolo monitor della telecamera andava via via deformandosi, mentre l'ambiente all'esterno dell'apparecchio rimaneva così come l'occhio umano lo percepiva.
Il regista continuò a guardare attraverso lo schermo in preda all'eccitazione. Piccoli vortici stavano dileguando la scena dei giochi senza vergogna, vortici che si aprivano in spazi dapprima più lontani mostrandoli vicini, fino a raffigurare scenari mai visti. Questi cunicoli iniziarono ad unirsi per dissolversi in un unica grande galleria che veniva attraversata in ogni direzione sempre più velocemente, così come un fotone attraversa l'interno di una fibra ottica; il regista capì che si trattava di un wormhole, ossia una scorciatoia spazio-temporale che permette di raggiungere (più velocemente della luce) punti distanti tra loro dell'universo (un po' quello che accade con internet), stava osservando in quel momento, attraverso la sua telecamera, il Ponte di Einstein-Rosen in piena attività. La telecamera si fece sempre più pesante, sembrava che quel wormhole la stesse trascinando via con sé, ma il regista non mollò la presa e strattonò la macchina spegnendola.
In preda all'euforia iniziò a urlare - E' successa una cosa sconvolgente! Ho ripreso tutto! Venite a vedere! -
In preda all'euforia iniziò a urlare - E' successa una cosa sconvolgente! Ho ripreso tutto! Venite a vedere! -
Ora che la telecamera era spenta anche se la metteva alla finestra non accadeva nulla.
Yuri Ipsilon continuava a condurre, microfono alla mano, i giochi senza vergogna, appeso come un sacco di patate ad una altissima gru in evidente stato di vertigine, chiedendo a quei simpaticoni dei suoi collaboratori di farlo scendere, dato che avevano stabilito in precedenza, che sarebbe stato alzato di pochi metri, ma i colleghi in particolare dj Frag gli facevano sapere che da quell'altezza poteva ammirare tutta la città - Enjoy your soul Yuri! Vai convinto! - E tu vai affanculo Frag! -
All'urlo concitato del fratello, Angelo e Sara andarono a vedere cosa accadeva seguiti dai genitori.
Quando il regista pigiò il tasto play, partì il video: nella scena apparvero alcuni amici mentre si fumavano dei gran cannoni...
Quando il regista pigiò il tasto play, partì il video: nella scena apparvero alcuni amici mentre si fumavano dei gran cannoni...
- Non era questo il filmato! Giuro...
- Ma figlio mio che amici frequenti? Non sei più un ragazzino... (i fratelli intanto ridevano)
- Scusate, ma evidentemente non ho schiacciato rec...
- Sei il solito regista Andre...
- Porca puttana - borbottava tra sè Andrea - Non posso essermelo sognato...a pranzo ho bevuto solo una birra...bha.
Il regista diede un'ultima occhiata alla finestra e si accontentò dello spettacolo che stava dando Yuri dj: lo speaker radiofonico, ora tentava di passare indenne attraverso un percorso ad ostacoli, mentre veniva bombardato da una miriade di gavettoni, era talmente imbranato che tutti i palloncini d'acqua andavano a segno...era un bersaglio facile.
Andrea si accoccolò a letto, pensava alla sua sbadataggine, a cosa s'era lasciato sfuggire e che forse mai più avrebbe rivisto, appunto, forse...tosto riprese la telecamera, andò convinto in soggiorno e si affacciò alla finestra: questa volta c'era dj Frag che stava per fare bunge jumping dalla gru, mentre Yuri da terra conduceva l'evento in mutande.
Il regista si assicurò di accendere il tasto per la registrazione - Fatto...
La telecamera si fece ancora più pesante, la scena brillò immediatamente in un susseguirsi di wormhole che arrivarono a congiungersi ancora una volta in un unico vorticoso e gigantesco tunnel; guardarlo era come stare sulle montagne russe: la telecamera ne seguiva fisicamente ogni repentino cambio direzionale, rischiando di cadere dalle mani del regista. L'aria intorno alla macchina si fece più densa, più calda, ed un tunnel aeriforme s'era creato al centro della finestra, la telecamera rischiava d'esserne risucchiata se il regista non l'avesse impugnata con vigore e lui stesso sarebbe finito chissà dove, catturato da quel buco, se non si fosse ancorato con i piedi tra muro e pavimento.
Con tutte le forze Andrea urlava che stava accadendo di nuovo l'inimmaginabile, ma questa volta nessuno arrivò.
Dove conduceva quel wormhole?
Mentre ai bordi della finesta la vita scorreva come sempre, al centro vigeva una galleria fatta d'aria che precipitava e non si sapeva dove portasse, guardando il riquadro della telecamera invece, il tunnel non c'era più, i margini erano scomparsi, tutto era scuro - un buco nero! -
Andrea intanto, rifletteva sul fatto che stavolta stava registrando e che la breve nomea di visionario guadagnatasi poco prima si sarebbe dissolta come neve al sole.
Era estremamente eccitato e coraggioso, senza neanche un grammo di paura che lo pervadesse - come solo gli sciocchi sanno esserlo - direbbe qualche avventato, mentre un poeta vedendolo, avrebbe scorto quel bambino che ricerca dentro di sé, nelle tristi giornate adulte.
Il regista diede un'ultima occhiata alla finestra e si accontentò dello spettacolo che stava dando Yuri dj: lo speaker radiofonico, ora tentava di passare indenne attraverso un percorso ad ostacoli, mentre veniva bombardato da una miriade di gavettoni, era talmente imbranato che tutti i palloncini d'acqua andavano a segno...era un bersaglio facile.
Andrea si accoccolò a letto, pensava alla sua sbadataggine, a cosa s'era lasciato sfuggire e che forse mai più avrebbe rivisto, appunto, forse...tosto riprese la telecamera, andò convinto in soggiorno e si affacciò alla finestra: questa volta c'era dj Frag che stava per fare bunge jumping dalla gru, mentre Yuri da terra conduceva l'evento in mutande.
Il regista si assicurò di accendere il tasto per la registrazione - Fatto...
La telecamera si fece ancora più pesante, la scena brillò immediatamente in un susseguirsi di wormhole che arrivarono a congiungersi ancora una volta in un unico vorticoso e gigantesco tunnel; guardarlo era come stare sulle montagne russe: la telecamera ne seguiva fisicamente ogni repentino cambio direzionale, rischiando di cadere dalle mani del regista. L'aria intorno alla macchina si fece più densa, più calda, ed un tunnel aeriforme s'era creato al centro della finestra, la telecamera rischiava d'esserne risucchiata se il regista non l'avesse impugnata con vigore e lui stesso sarebbe finito chissà dove, catturato da quel buco, se non si fosse ancorato con i piedi tra muro e pavimento.
Con tutte le forze Andrea urlava che stava accadendo di nuovo l'inimmaginabile, ma questa volta nessuno arrivò.
Dove conduceva quel wormhole?
Mentre ai bordi della finesta la vita scorreva come sempre, al centro vigeva una galleria fatta d'aria che precipitava e non si sapeva dove portasse, guardando il riquadro della telecamera invece, il tunnel non c'era più, i margini erano scomparsi, tutto era scuro - un buco nero! -
Andrea intanto, rifletteva sul fatto che stavolta stava registrando e che la breve nomea di visionario guadagnatasi poco prima si sarebbe dissolta come neve al sole.
Era estremamente eccitato e coraggioso, senza neanche un grammo di paura che lo pervadesse - come solo gli sciocchi sanno esserlo - direbbe qualche avventato, mentre un poeta vedendolo, avrebbe scorto quel bambino che ricerca dentro di sé, nelle tristi giornate adulte.
- Dio mio! ci sono anche io in queste immagini mentre riprendo ciò che accade! Venite ci siete anche voi! La fisica quantistica aveva ragione! -
Nessuno dei familiari si fece vivo, mentre intanto il cameraman lottava contro la forza di gravità crescente, cercando di non farsi risucchiare dal quel mondo, nel quale non ci si sarebbe di certo tuffato a capofitto, come invece avrebbe fatto con disinvoltura dj Frag.
Tosto, senza spegnerla, spostò bruscamente la telecamera all'interno dell'appartamento, ma il tunnel aeriforme seguì il movimento col rischio di risucchiare ogni cosa, fu così che Andrea con un'azione fulminea spense l'aggeggio infernale. La cosa strana era che la macchina aveva cambiato forma, assumendo quella di un cannochiale, celando il mini-schermo per la visualizzazione video - Ma porca puttana! Tanto non mi fotti...
Mentre si precipitava in camera dal fratello Angelo, la telecamera pareva producesse strani suoni, quasi delle voci, eppure era spenta, ma Andrea non diede molta importanza alla cosa - Bha...puoi pure piangere quanto vuoi, ma sto film riuscirò a portarlo a termine...Angelo! Angelo! Va qui ho il video! -
Esagitato mostrava la scheda contenente il filmato al fratello...della telecamera non gli importava più nulla, poteva pure trasformarsi in un politico o un noioso manifestante e parlare quanto voleva.
- Angelo tieni...ora mi crederai...tieniti forte quello che vedrai l'ho appena ripreso e senza spendere una lira per gli effetti speciali -
- Bha sarà, vediamo cazzo hai fatto fratellino -
Nel frattempo arrivarono i genitori e la sorella, Angelo aprì la cartella contenente i filmati: saltarono quello de I gran cannoni fumati con gli amici e cliccarono sull'ultimo...
- Buona visione e sta volta a tutto schermo...
Risate, eccitamento, stupore, dubbi, non credevano a quel che stavano osservando mentre il filmato scorreva sullo schermo...cercavano spiegazioni in Andrea, ma durante il filmato gli aveva ripetuto che lui non c'entrava nulla, aveva solo ripreso pochi istanti prima dalla finestra...i familiari però, iniziarono a provare qualche brivido quando videro scorrere i loro personali ricordi e stati d'animo nello schermo, nonché la loro proiezione futura, mentre Andrea non vedeva l'ora di mettere il tutto nel suo film.
- Signori e signore ho il fim! -
- Andre con questo fai il botto...sviluppa la trama e sei a posto a costi zero... (risata generale)
Mentre ridono Andrea guarda seriamente e con timore il video; ha notato che le immagini riproposte subito dopo il buco nero erano cambiate rispetto a quello che aveva guardato in precedenza dalla sua telecamera, si stava preoccupando, ora aveva paura...l'ultima immagine riguardava loro: Sara, Angelo, Andrea ed i genitori, ora disposti come in una foto in bianco e nero a mezzo busto, immobili....questa fu l'ultima immagine che videro e mentre la osservavano, si accorsero che poco dopo si ritrovarono nelle stessa posa che gli aveva mostrato il video; pronunciarono una risata sommessa, quasi di sfogo, quasi isterica, erano sconcertati, ma il più terrorizzato era Andrea.
La foto in bianco e nero che li rappresentava, prese il fotogramma della loro risata al di là dello schermo, ne rimasero stupefatti, sembrava che il televisore al plasma fosse vivo, non capivano come fosse possibile, d'un tratto il sorriso che si disegnava sui volti della foto si trasformò in ghigno e poco a poco la fisionomia dei volti cambiò, divennero scavati, grotteschi, adesso all'interno dello schermo c'erano cinque soggetti vestiti di un camice bianco: una donna e un uomo anziani, due uomini e una donna, tutti e tre sulla quarantina.
Il ghigno della famiglia in foto persisteva in un divenire sempre più sinistro ed inquietante, la fissità dell'immagine e delle figure lasciò spazio al movimento: le figure all'interno del televisore iniziarono a respirare, a muovere le mani, l'immagine divenne a colori e ne rivelò il nero corvino dei capelli di ognuno, nonché i visi pallidi; l'ambiente in cui erano era lo stesso nel quale si muoveva la famiglia di Andrea.
Silenzio...secondi di silenzio che parvero minuti interminabili, la ragazza del televisore sembrava gli avesse rivolto la parola. Andrea terrorizzato azzardò.
Avvicinò un dito allo schermo e questo era molle, quasi aeriforme al contatto, provò a spingervi il dito, ma lo ritrasse immediatamente, rischiava di esserne risucchiato completamente, la stessa esperienza la fecero i fratelli e quelli da dentro il monitor.
- Tutto bene...rispose Andrea.
- Siete sicuri?
Il terrore ora aleggiava davanti al video del suo film, Andrea si sentiva in colpa, sentiva di aver messo in pericolo la sua famiglia...
- Angelo dobbiamo spegnere il monitor, presto!
Così fecero, ma l'immagine restò fissa, Angelo staccò anche il cavo e la presa di corrente, ma la ragazza ossuta continuava a parlare, con fare macabro da dentro lo schermo...
- Tu e quella tua cazzo di telecamera ahahah! Hai messo in crisi le persone a te più care!
Ora l'immagine iniziava a dissolversi, quasi squagliarsi, stava debordando dal monitor, la faccia della ragazza parlante si stava deformando, allungando e stava per entrare nel mondo di Andrea.
- Nooo! Brutta puttana! Credi di farmi paura? eh? - Preso dall'ira il regista s'avventò sul televisore iniziando a sbatterlo con violenza a terra, per poi scagliarlo dalla finestra della camera e per un pelo non colpì una vecchia che passava li sotto.
Ebbene nulla di fisico riuscì a giungere dal mondo o da quei mondi paralleli quel giorno, mondi che Angelo, Sara ed i genitori avevano visto scioccati.
La vecchina che passava mentre Andrea scagliava fuori il televisore morì di crepacuore e la gente accorsa in aiuto, dopo lo schianto a terra dell'anziana signora, notò un uomo affacciato al quinto piano che scomparve immediatamente. Veloci e spasmodiche furono le chiamate alla polizia e all'ambulanza e c'era qualcuno che testimoniava a gran voce di aver visto un pazzo allucinato scagliare un monitor giù dal quinto piano - Si, proprio da quella finestra all'ultimo piano -
La vecchina che passava mentre Andrea scagliava fuori il televisore morì di crepacuore e la gente accorsa in aiuto, dopo lo schianto a terra dell'anziana signora, notò un uomo affacciato al quinto piano che scomparve immediatamente. Veloci e spasmodiche furono le chiamate alla polizia e all'ambulanza e c'era qualcuno che testimoniava a gran voce di aver visto un pazzo allucinato scagliare un monitor giù dal quinto piano - Si, proprio da quella finestra all'ultimo piano -
- Un monito? E che ha detto? - chiese il poliziotto
- No un monito, un monitor! Un televisore! -
Intanto all'ultimo piano di un appartamento pop si consumava il dramma.
- Avete visto?
- Si...Hai fatto fuori una vecchia...
- Cazzo c'entra la vecchia! Dico il filmato, vi sembrava normale?
- No per niente...rispose la sorella in lacrime.
- Cazzo! Verranno a prendermi!
- Si...ora verrano a prenderti, prima però, ci avrebbero preso tutti se non avessi buttato via il televisore...
- Angelo, mamma, papà, Sara...non vi preoccupate non mi prenderanno...vi vorrei chiedere solo un'ultima cosa...Avete visto anche voi Ipsilon Radio che trasmetteva dal cortile quaggiù?
I familiari lo guardarono allibiti...
- Andre ci spiace non abbiamo visto nulla in cortile...e poi a fine giugno Ipsilon Radio trasmette da Ondaland...
Andrea non ci poteva credere e corse immediatamente in soggiorno, ma prima volle accendere la tv in sala: Si sintonizzò su Y tv e vide Yuri Ipsilon allegro ed abbronzato, con alle spalle un'immensa piscina...Si sedette sul divano, si mise a sorridere, poi una lacrima gli scivolò sul viso, si avvicinò alla finestra che dava sul cortile, intanto alla porta d'ingresso bussavano - Polizia, aprite! -
Innanzi alla vista gli si mostrò il solito cortile grigio, esangue, inerme ed il consueto, monotono e noioso cielo cadente, ma era tutto sfocato - basta piangere - ma non stava piangendo, era di nuovo il wormhole e dentro ci vedeva il suo cortile, vedeva i bambini, vedeva gli incontri, e ci vedeva anche le piazze gremite a festa e la gioia di vivere senza inutili giustificazioni, che aveva allontanato gli scontri della gente con il pugno alzato e non, in quel varco non c'era la gente piena di discorsi ipocriti sulla politica, pieni d'invidia e di noia di vivere, nel wormhole riviveva la poesia...
- Aprite o sfondiamo la porta! -
- Aprite o sfondiamo la porta! -
I poliziotti ci avrebbero impiegato pochi secondi ad irrompere nell'appartamento, ma ad Andrea gliene bastarono ancor meno per prendere la rincorsa e gettarsi verso la libertà.
Yuri Iavicoli/Ipsilon
Apocalisse (tratta dalla Bibbia)
«Queste parole sono fedeli e veritiere; e il Signore, il Dio degli
spiriti dei profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve
accadere tra poco».
«Ecco, sto per venire. Beato chi custodisce le parole della profezia di questo libro».
Io, Giovanni, sono quello che ha udito e visto queste cose. E, dopo averle viste e
udite, mi prostrai ai piedi dell'angelo che me le aveva mostrate, per adorarlo.
Ma egli mi disse: «Guàrdati dal farlo; io sono un servo come te e come i tuoi
fratelli, i profeti, e come quelli che custodiscono le parole di questo libro. Adora
Dio!»
Poi mi disse: «Non sigillare le parole della profezia di questo libro, perché il
tempo è vicino.
Chi è ingiusto continui a praticare l'ingiustizia; chi è impuro continui a essere
impuro; e chi è giusto continui a praticare la giustizia, e chi è santo si santifichi
ancora».
«Ecco, sto per venire e con me avrò la ricompensa da dare a ciascuno secondo le sue
opere.
Io sono l'alfa e l'omega, il primo e l'ultimo, il principio e la fine.
Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all'albero della vita e per
entrare per le porte della città!
Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e
pratica la menzogna.
Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io
sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino».
Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode, dica: «Vieni». Chi ha sete,
venga; chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita.
Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi
aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro;
se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli
toglierà la sua parte dell'albero della vita e della santa città che sono descritti in
questo libro.
martedì 10 aprile 2012
Il drink non basta più
E' notte alta e sono...in fase cazzeggio, ma cazzo non si può! Ma quale sfiga mi vuole con la febbre all'11 di aprile con su felpa e cappellino?
Vado su un sito internet a controllare nuovamente la temperatura di oggi: minime 8° e massime 10°"...E che due cazzi! Ma che due palle! Sinceramente speravo salissero le temperature all'ennesima occhiata ed ora sto meditando seriamente se accendere o meno i riscaldamenti...Vai sprechiamo gas all'11 di aprile! Pare ci aspetterà una settimana fredda qui a Milano e dire che mi ero già affezionato all'illusione di poter passeggiare a due passi dall'estate.
Quindi dicevo...è notte alta, fa freddo ed ho voglia di scrivere, intanto penso all'ultimo libro che ho letto "Mr Gwyn" di Baricco, mai l'avrei letto se avessi creduto alle dichiarazioni che volavano per internet e carta stampata, persino la lettera dello scrittore Moresco inviata allo stesso Baricco, mi aveva tratto in inganno, ebbene in parole corte (come le bugie) e povere (come apparentemente lo è la sintesi), si sosteneva che Baricco non era uno scrittore preso dall'ispirazione, ma più che altro un impiegato della scrittura, nefandezze smentite nel suo ultimo libro, per l'appunto Mr Gwyn, un libro che mi ha fatto piacere leggere come da tanto non facevo: tutto d'un fiato, iniziato verso le quattro del mattino e finito qualche ora dopo, giusto in tempo per la colazione...Eh caro Moresco, invece di perderti in riviste scandalistiche dovresti prima leggere il lavoro dei tuoi colleghi, oppure eravate entrambi daccordo? Eh! Furbacchioni! Il mio è un tono ironico e gioioso naturalmente e a furia di ridermela mi scende pure la febbre...no forse quello è l'effetto della tachipirina...be' diamo alla scienza ciò che gli appartiene e lasciamo il mistero a Voyager.
Allora blateravo per l'appunto che è...notte alta, fa freddo, ho voglia di scrivere, mi piace l'ultimo libro di Baricco ed intanto penso a quanto sia stato figo skeitare per le vie di Milano sentendo in cuffia la colonna sonora de "l'Ultimo dei Moicani". Ti vien voglia di rispondere al primo che ti mette le mani addosso a colpi di skate; in quell'istante sei invincibile, vai avanti con la forza delle tue gambe e con il sostegno di un pezzo di legno, affanculo la benzina, l'assicurazione, il bollo, il biglietto del tram, gli scioperi ATM, i ritardi dei treni che non dipendono da te, la corsia contromano, il lucchetto per la bici...affanculo tutto, certo non è comodissimo, ma posso fare a meno di tutto l'ambaradam descritto sopra trovandoci anche il lato positivo; se poi penso che per la musica mi son ridotto ad andare in giro in skate, senza sigarette e senza neanche una birra, mi sento bello tronfio e sfacciatamente carnefice, anzi sono invincibile.
E' notte alta, fa freddo, esaurisco le energie, scriverò un romanzo più bello di quello di Baricco e di ogni altro scrittore del passato, del presente e del futuro, intanto penso a quanto sia figo lo skate e quanto mi piacerebbe darlo in faccia a chi esce per locali "IN" solo per pubblicare foto sfigatissime su fb, non sapendo manco chi suona e rompendo i coglioni all'artista: facendo richieste musicali d'ogni sorta al dj e magari pretendendo in omaggio album, maglietta, libro, spille etc, visto che di drink free non ce n'è più...Ma lo skate per sta gente noiosa sarebbe sprecato.
Ormai è mattino, fa freddissimo, mi avvio al caffé, ho capito che scriverò il romanzo più bello di tutti i tempi, ma che sarà difficile arrivare in skate al Live Forum per presentare le serate del 30 aprile e del 5 maggio, così come sarà difficile d'ora in avanti, che metta il naso fuori casa se non per eventi che riguardano esclusivamente il mio lavoro artistico.
mercoledì 28 marzo 2012
Love My Music @Live Forum di Assago
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| Immagine realizzata da Vio David: vio_david@hotmail.com |
Vi aspettiamo numerosi e siamo sicuri che non rimarrete delusi!!! Naturalmente LISTA Y (10 euri drink incluso)!
Programmazione:
Apertura ore 21,00
Live bands:
Soulamente
License To Steal
Le Tracce
Dj set Sala A
Andrea Bordigone [ Just One ]
Dj set Sala B
RaffaElle b2b Resa [9.9 Rec]
4 Fuckin' Djs [ ITA ]
Sono ragazzi giovani e con voglia di divertirsi e far divertire con il loro sound caratterizzato dalle varie sfumature tech-house e techno olandese (Egbert, Secret Cinema ecc).
Sound avvolgente che non vi farà rimanere fermi!!
Tutto condito dalla presentazione di" Yuri Y" (speaker di Yradio)
L'ingresso è 10 euro compresa consumazione (la domanda sorge spontanea....dove la trovate una serata così a questo prezzo??)....datevi una risposta...!!!
mercoledì 7 marzo 2012
L'8 MARZO TUTTO L'ANNO
Uscire più spesso e con dignità
E' necessario aspettare l'8 marzo per uscire a fare cose delle quali vergognarsi per tutto l'anno? Non sarebbe meglio farlo più spesso evitando di concentrare tutta la frustrazione accumulata? Abbiamo preteso la parità per essere libere di urlare apprezzamenti a un maschio in perizoma? Speriamo di no! Ricordiamoci che uomini e donne SONO diversi...grazie a Dio! Ho fatto una ricerca per sapere se ci fosse la festa dell'uomo. Pare sia il 2 agosto e che risalga a Napoleone e ai "gioielli" dei suoi soldati. Gli uomini non la festeggiano. Credo sia perché lo fanno tutto l'anno compreso l'8 marzo quando le loro donne escono con le amiche....
Opinione di una lettrice metro pubblicata a pg. 14 dello stesso, il 5 marzo 2012.
E' necessario aspettare l'8 marzo per uscire a fare cose delle quali vergognarsi per tutto l'anno? Non sarebbe meglio farlo più spesso evitando di concentrare tutta la frustrazione accumulata? Abbiamo preteso la parità per essere libere di urlare apprezzamenti a un maschio in perizoma? Speriamo di no! Ricordiamoci che uomini e donne SONO diversi...grazie a Dio! Ho fatto una ricerca per sapere se ci fosse la festa dell'uomo. Pare sia il 2 agosto e che risalga a Napoleone e ai "gioielli" dei suoi soldati. Gli uomini non la festeggiano. Credo sia perché lo fanno tutto l'anno compreso l'8 marzo quando le loro donne escono con le amiche....
Opinione di una lettrice metro pubblicata a pg. 14 dello stesso, il 5 marzo 2012.
giovedì 9 febbraio 2012
Social Parque
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| Copertina dell'album |
Genere:
Rock, Alternative Rock, Post Grunge, Hard Rock.
Gli artisti:
Lorenzo Donadio........Vocals & Guitar
Federico Modelli........ Bass
Stefano De Rossi........Guitar & Vocals
Andrea Bobo Borghi....Drum
Musica che mi ha esaltato ad ogni traccia sempre di più, l'album merita...non perdetevelo!
Katie Wilkinson: "E' gente che non parla tanto per parlare..."
Intervista a cura di IPSILON RADIO (quel che ne rimane) di: Yuri Iavicoli/Ipsilon.
Qual è (se c'è) il vostro brano preferito?
In questo caso le opinioni sono varie, ma quelle che più ci soddisfano sono I Camini delle Fate e la title track Music of my Life. La prima perché, oltre ad essere un bellissimo dipinto di un viaggio in un luogo magico, La Cappadocia, rappresenta al meglio l'eterogeneità del gruppo, che è la cosa che più ci stimola.
La seconda perché, se la ascolti e provi ad immedesimarti nell'atmosfera della canzone, ti trasmette quel senso di viaggio, che poi è la vita, e riesci a sentire quei suoni che ti accompagnano ogni giorno...che sia il rumore di un tram o i passi della gente. Questa è Music of my Life, la musica della vita di tutti noi che ci circonda in ogni momento, fino a quando il disco inizia a saltare...la fine.
Il brano più difficile da realizzare (che vi ha preso più tempo)?
Music of my Life? Ci abbiamo messo molto tempo a trovare il ritmo giusto e l'atmosfera giusta. Nel caso in cui la domanda fosse intesa come "il pezzo in cui ci avete messo più tempo per realizzarlo in studio" allora sarebbe sicuramente Music of my Life. Un altro pezzo che ha subito molti cambiamenti e una continua lavorazione è stato I Camini delle Fate. Ci abbiamo messo tantissimo a definirla come concetto, inizialmente era un'altra cosa, poi si è trasformata nella canzone che ascoltate adesso: un intreccio di stili differenti che abbiamo elaborato nel tempo. Anche per Music of my Life c'è voluto molto tempo, per trovare il sound giusto, però tutto ciò è avvenuto principalmente in studio. L'idea di questo pezzo era infatti la stessa già dall'inizio: la chitarra acustica che se la viaggia.
Quindi la risposta più corretta sarebbe I camini delle Fate, è l'unica alla quale abbiamo dedicato così tanto tempo. Per esempio, fare in modo che tutti gli strumenti collimassero perfettamente in un unico groove, è stato un lavoro che lungo che ci ha consentito di fare un salto di qualità a livello tecnico. Questa canzone non è un mistone di suoni (strumenti), non siamo 4 a suonare, ma 1+1+1+1, ogni suono ha la sua identità. Anche per quanto riguarda la voce questa è una delle più complicate del disco, ci sono infatti molte sfumature e diverse modulazioni tra alti e bassi che variano molto la linea melodica.
Per gli artisti, un album, un dipinto, un libro nascono alla stregua dei bambini, da accudire e far crescere con cura (per i comuni mortali: prodotti), quando vi arrivò il folgorante concepimento e quanto è durata la gestazione di Music of my Life?
Il disco racchiude ciò che abbiamo elaborato in questi cinque anni, quindi potremmo dire che sono stati cinque anni di gestazione. In realtà però, l'idea di fare un album non c'è mai stata, inizialmente facevamo delle canzoni per divertirci, poi con il tempo se ne sono accumulate un bel po' e da lì è nato Music of my Life. L'elaborazione in studio è durata tre mesi e mezzo: da settembre a dicembre 2011. L'esperienza ci è sicuramente servita, perché in questi tre mesi e mezzo abbiamo potuto raffinare il nostro lavoro. Il nostro più grande traguardo è stato però quello di trovare una formazione fissa, negli anni precedenti questo aspetto mancava all'interno del gruppo e ciò rallentava molto la nostra crescita, una volta trovata la giusta formazione siamo migliorati moltissimo, sia a livello di coesione che di tecnica. Quest'ultimo album ha rappresentato per noi tutto quello che è successo negli ultimi cinque anni, i Social Parque sono ora pronti ad iniziare un nuovo percorso.
In genere s'intraprende un cammino artistico per passione, più per natura che per calcolo, secondo voi vinceranno l'arte ed i suoi artisti o il calcolo ed i suoi calcolatori?
Dipende da cosa s'intende per "vincere". Se per vincere s'intende star bene con se stessi ed essere felici del proprio lavoro vincono sicuramente gli artisti, se s'intende invece sotto il punto di vista economico allora i calcolatori. La musica di oggi sta andando dalla parte opposta alla nostra. Economicamente non vincerà la nostra parte perché purtroppo il mondo è basato sul commerciale e tutto ciò che fa soldi viene sponsorizzato dalle case discografiche. Per la maggior parte dei casi ciò che fa soldi è il commerciale, che è una scelta, che è ascoltata da tutti. Quando si definisce una canzone commerciale? Quando l'obiettivo non è far musica, ma far soldi.
In realtà esiste solo la musica. Essere commerciale è un atteggiamento di chi scrive e un modo di operare di chi produce.
Il nostro genere di musica ci soddisfa, quindi noi abbiamo già vinto.
Chi è il paroliere della band?
Prevalentemente il Dona, anche se Ste e Bobo hanno già scritto due pezzi a testa (uno creato da Ste lo ascoltate già adesso nell'album è: Like e Shot). Non è ancora definito, ma Ico ha qualcosa in cantiere.
Ora la classica domanda da giornalista, che serve a svelare il mistero alieno a chi "ascolta" la musica...Viene prima il testo o la musica? Se vengono contemporaneamente provate orgasmi multipli?
Assolutamente si, proviamo orgasmi multipli! E' come il miracolo della creazione! Quando per una casuale alchimia si crea qualcosa dal nulla, è quello il momento in cui ti senti appagato da ciò che fai. Prevalentemente scriviamo testo e musica insieme, ma non tutte la canzoni nascono così, per esempio in Music of my Life: è nato prima il testo quando il Dona l'ha scritto non aveva la minima idea di come sarebbe stata la musica. Ognuno di noi ha un modo diverso di scrivere, ma principalmente testo e musica nascono insieme.
Da dove arriva la scelta di scrivere anche in italiano?
L'inglese, si sa, è più musicale per i testi rock, ma abbiamo deciso di scrivere canzoni anche in italiano per avere la possibilità di avvicinarci di più al pubblico e di far capire immediatamente il messaggio del testo. Vogliamo comunicare il più possibile con chi ci ascolta.
Da quanto tempo il progetto Social Parque va avanti?
Dall'estate 2006. Da Parque, primissima esperienza del gruppo, a i Camini delle Fate, e all'incisione di Music of my Life. Il progetto Social Parque simboleggia l'ideale di suonare tra amici e quest'approccio molto tranquillo del "suonare per divertirsi" ha provocato molti mutamenti di formazione all'interno del gruppo, però non abbiamo mai abbandonato quest'ideale. Ora, dopo cinque anni, però i Social Parque sono stabili e hanno una formazione fissa, senza mai aver abbandonato l'ingrediente che sta alla base del nostro gruppo: l'amicizia.
Il concerto che vie piaciuto di più fare?
Il concerto più divertente è stato al Black Hole (23 aprile 2009), è stata la prima esperienza di concerto serio, con più pubblico e più casino. A differenza degli altri concerti, questo non si trovava nella solita discoteca, ma in un posto creato per il live. C'era tanta gente presa bene, che si divertiva...ci siamo divertiti insieme e abbiamo fatto un concerto bellissimo: per questo ringraziamo i nostri fan.
I locali fanno i soliti gnorri invece di retribuirvi la performance?
Spesso si, i locali a Milano pretendono un numero di persone per farti suonare, il che è un concetto più da pr che da gruppo musicale. La maggior parte dei locali al massimo ti dà un rimborso spese, e quelli che fanno così sono comunque dei locali piccoli. I locali più grossi invece seguono più la filosofia del "o porti gente o non suoni". Ci sono anche organizzazioni che ti danno dei crediti da sfruttare in strumentazione o simili. I locali in genere fanno li gnorri e questo ci scoccia perché ne va della musica, se tu hai dei soldi puoi sfruttarli per migliorare, se invece non hai retribuzione non puoi evolverti più di tanto. Il problema delle grandi città è che non si ragiona in funzione della musica, ma solo in funzione del denaro e questo denota uno dei principali problemi non solo della cultura ma della società in generale.
Com' è arrivata l'idea del nome della band?
Tutto nasce dal "parque", che è il luogo magico di aggregazione sociale: farsi una serata con noi per credere. Sembra un semplice parchetto ma per noi in realtà è luogo di sfoghi, confidenze...E' un fottuto parchetto di merda, uno dei piu scrausi di Milano, ma ci siamo noi ed è questo che lo rende speciale. In ogni caso "Social Parque" nasconde qualcosa di più: Soci - al - parque. Con "Soci", intendiamo un gruppo di amici: noi. Questo termine però ha una connotazione più ampia: condivisione, questa è la parola chiave. Abbiamo infatti un sacco di persone che ci hanno dato una mano in modi diversi, quindi in realtà i Social Parque non siamo solo noi: sono tutti quelli che hanno contruibuito a creare il sogno Social Parque. L'anima dei Social Parque è la musica e l'amicizia e questo che si rispecchia molto nei testi delle nostre canzoni.
Come vi vedete tra dieci, quindici anni?
Se nel 2012 non finisce il mondo...Noi ci vediamo sempre insieme, suonando la musica che amiamo. Speriamo di suonare ancora insieme e di migliorare tecnicamente e l'unità porterà a modificare anche la nostra musica. Ci vediamo ancora musicisti tra quindici anni. Non sappiamo se professionisti o meno, ma non abbandoneremo mai la musica in generale e speriamo nemmeno i Social Parque.
Bobo : "Non è facile essere e gestire un gruppo, ma se credi davvero nell'amicizia e nella musica...sfondare o non sfondare, saremo ancora lì a fare ciò che amiamo di più:
il fottuto Rock n' Roll".
Andrea Bobo Borghi....Drum
Musica che mi ha esaltato ad ogni traccia sempre di più, l'album merita...non perdetevelo!
Katie Wilkinson: "E' gente che non parla tanto per parlare..."
Intervista a cura di IPSILON RADIO (quel che ne rimane) di: Yuri Iavicoli/Ipsilon.
Siete reduci dal vostro album "Music of my Life" dove si possono ascoltare tracce strepitose senza il sostegno di beat elettronici, come la vedete la vostra parabola artistica in un tempo abituato alla musica di pac-man?
Premettiamo che secondo noi non esiste musica bella o brutta ma c'è musica che piace o non piace...detto questo l'importante è solo suonare ciò che piace, con le proprie forze, senza plagi o con l'ossessione del "devo sfondare" e quindi cadere nel commerciale. Per esempio se a un gruppo piacesse scriver un pezzo con due accordi di sinth e un groove di drum machine ben venga! Basta che non lo faccia per soldi o per mancanza di dedizione. Questa domanda sarebbe da girare a chi da spazio ai gruppi/artisti che spesso si fanno influenzare dalle mode da quello che tira di più!
Qual è (se c'è) il vostro brano preferito?
In questo caso le opinioni sono varie, ma quelle che più ci soddisfano sono I Camini delle Fate e la title track Music of my Life. La prima perché, oltre ad essere un bellissimo dipinto di un viaggio in un luogo magico, La Cappadocia, rappresenta al meglio l'eterogeneità del gruppo, che è la cosa che più ci stimola.
La seconda perché, se la ascolti e provi ad immedesimarti nell'atmosfera della canzone, ti trasmette quel senso di viaggio, che poi è la vita, e riesci a sentire quei suoni che ti accompagnano ogni giorno...che sia il rumore di un tram o i passi della gente. Questa è Music of my Life, la musica della vita di tutti noi che ci circonda in ogni momento, fino a quando il disco inizia a saltare...la fine.
Il brano più difficile da realizzare (che vi ha preso più tempo)?
Music of my Life? Ci abbiamo messo molto tempo a trovare il ritmo giusto e l'atmosfera giusta. Nel caso in cui la domanda fosse intesa come "il pezzo in cui ci avete messo più tempo per realizzarlo in studio" allora sarebbe sicuramente Music of my Life. Un altro pezzo che ha subito molti cambiamenti e una continua lavorazione è stato I Camini delle Fate. Ci abbiamo messo tantissimo a definirla come concetto, inizialmente era un'altra cosa, poi si è trasformata nella canzone che ascoltate adesso: un intreccio di stili differenti che abbiamo elaborato nel tempo. Anche per Music of my Life c'è voluto molto tempo, per trovare il sound giusto, però tutto ciò è avvenuto principalmente in studio. L'idea di questo pezzo era infatti la stessa già dall'inizio: la chitarra acustica che se la viaggia.
Quindi la risposta più corretta sarebbe I camini delle Fate, è l'unica alla quale abbiamo dedicato così tanto tempo. Per esempio, fare in modo che tutti gli strumenti collimassero perfettamente in un unico groove, è stato un lavoro che lungo che ci ha consentito di fare un salto di qualità a livello tecnico. Questa canzone non è un mistone di suoni (strumenti), non siamo 4 a suonare, ma 1+1+1+1, ogni suono ha la sua identità. Anche per quanto riguarda la voce questa è una delle più complicate del disco, ci sono infatti molte sfumature e diverse modulazioni tra alti e bassi che variano molto la linea melodica.
Per gli artisti, un album, un dipinto, un libro nascono alla stregua dei bambini, da accudire e far crescere con cura (per i comuni mortali: prodotti), quando vi arrivò il folgorante concepimento e quanto è durata la gestazione di Music of my Life?
Il disco racchiude ciò che abbiamo elaborato in questi cinque anni, quindi potremmo dire che sono stati cinque anni di gestazione. In realtà però, l'idea di fare un album non c'è mai stata, inizialmente facevamo delle canzoni per divertirci, poi con il tempo se ne sono accumulate un bel po' e da lì è nato Music of my Life. L'elaborazione in studio è durata tre mesi e mezzo: da settembre a dicembre 2011. L'esperienza ci è sicuramente servita, perché in questi tre mesi e mezzo abbiamo potuto raffinare il nostro lavoro. Il nostro più grande traguardo è stato però quello di trovare una formazione fissa, negli anni precedenti questo aspetto mancava all'interno del gruppo e ciò rallentava molto la nostra crescita, una volta trovata la giusta formazione siamo migliorati moltissimo, sia a livello di coesione che di tecnica. Quest'ultimo album ha rappresentato per noi tutto quello che è successo negli ultimi cinque anni, i Social Parque sono ora pronti ad iniziare un nuovo percorso.
In genere s'intraprende un cammino artistico per passione, più per natura che per calcolo, secondo voi vinceranno l'arte ed i suoi artisti o il calcolo ed i suoi calcolatori?
Dipende da cosa s'intende per "vincere". Se per vincere s'intende star bene con se stessi ed essere felici del proprio lavoro vincono sicuramente gli artisti, se s'intende invece sotto il punto di vista economico allora i calcolatori. La musica di oggi sta andando dalla parte opposta alla nostra. Economicamente non vincerà la nostra parte perché purtroppo il mondo è basato sul commerciale e tutto ciò che fa soldi viene sponsorizzato dalle case discografiche. Per la maggior parte dei casi ciò che fa soldi è il commerciale, che è una scelta, che è ascoltata da tutti. Quando si definisce una canzone commerciale? Quando l'obiettivo non è far musica, ma far soldi.
In realtà esiste solo la musica. Essere commerciale è un atteggiamento di chi scrive e un modo di operare di chi produce.
Il nostro genere di musica ci soddisfa, quindi noi abbiamo già vinto.
Chi è il paroliere della band?
Prevalentemente il Dona, anche se Ste e Bobo hanno già scritto due pezzi a testa (uno creato da Ste lo ascoltate già adesso nell'album è: Like e Shot). Non è ancora definito, ma Ico ha qualcosa in cantiere.
Ora la classica domanda da giornalista, che serve a svelare il mistero alieno a chi "ascolta" la musica...Viene prima il testo o la musica? Se vengono contemporaneamente provate orgasmi multipli?
Assolutamente si, proviamo orgasmi multipli! E' come il miracolo della creazione! Quando per una casuale alchimia si crea qualcosa dal nulla, è quello il momento in cui ti senti appagato da ciò che fai. Prevalentemente scriviamo testo e musica insieme, ma non tutte la canzoni nascono così, per esempio in Music of my Life: è nato prima il testo quando il Dona l'ha scritto non aveva la minima idea di come sarebbe stata la musica. Ognuno di noi ha un modo diverso di scrivere, ma principalmente testo e musica nascono insieme.
Da dove arriva la scelta di scrivere anche in italiano?
L'inglese, si sa, è più musicale per i testi rock, ma abbiamo deciso di scrivere canzoni anche in italiano per avere la possibilità di avvicinarci di più al pubblico e di far capire immediatamente il messaggio del testo. Vogliamo comunicare il più possibile con chi ci ascolta.
Da quanto tempo il progetto Social Parque va avanti?
Dall'estate 2006. Da Parque, primissima esperienza del gruppo, a i Camini delle Fate, e all'incisione di Music of my Life. Il progetto Social Parque simboleggia l'ideale di suonare tra amici e quest'approccio molto tranquillo del "suonare per divertirsi" ha provocato molti mutamenti di formazione all'interno del gruppo, però non abbiamo mai abbandonato quest'ideale. Ora, dopo cinque anni, però i Social Parque sono stabili e hanno una formazione fissa, senza mai aver abbandonato l'ingrediente che sta alla base del nostro gruppo: l'amicizia.
Il concerto che vie piaciuto di più fare?
Il concerto più divertente è stato al Black Hole (23 aprile 2009), è stata la prima esperienza di concerto serio, con più pubblico e più casino. A differenza degli altri concerti, questo non si trovava nella solita discoteca, ma in un posto creato per il live. C'era tanta gente presa bene, che si divertiva...ci siamo divertiti insieme e abbiamo fatto un concerto bellissimo: per questo ringraziamo i nostri fan.
I locali fanno i soliti gnorri invece di retribuirvi la performance?
Spesso si, i locali a Milano pretendono un numero di persone per farti suonare, il che è un concetto più da pr che da gruppo musicale. La maggior parte dei locali al massimo ti dà un rimborso spese, e quelli che fanno così sono comunque dei locali piccoli. I locali più grossi invece seguono più la filosofia del "o porti gente o non suoni". Ci sono anche organizzazioni che ti danno dei crediti da sfruttare in strumentazione o simili. I locali in genere fanno li gnorri e questo ci scoccia perché ne va della musica, se tu hai dei soldi puoi sfruttarli per migliorare, se invece non hai retribuzione non puoi evolverti più di tanto. Il problema delle grandi città è che non si ragiona in funzione della musica, ma solo in funzione del denaro e questo denota uno dei principali problemi non solo della cultura ma della società in generale.
Com' è arrivata l'idea del nome della band?
Tutto nasce dal "parque", che è il luogo magico di aggregazione sociale: farsi una serata con noi per credere. Sembra un semplice parchetto ma per noi in realtà è luogo di sfoghi, confidenze...E' un fottuto parchetto di merda, uno dei piu scrausi di Milano, ma ci siamo noi ed è questo che lo rende speciale. In ogni caso "Social Parque" nasconde qualcosa di più: Soci - al - parque. Con "Soci", intendiamo un gruppo di amici: noi. Questo termine però ha una connotazione più ampia: condivisione, questa è la parola chiave. Abbiamo infatti un sacco di persone che ci hanno dato una mano in modi diversi, quindi in realtà i Social Parque non siamo solo noi: sono tutti quelli che hanno contruibuito a creare il sogno Social Parque. L'anima dei Social Parque è la musica e l'amicizia e questo che si rispecchia molto nei testi delle nostre canzoni.
Come vi vedete tra dieci, quindici anni?
Se nel 2012 non finisce il mondo...Noi ci vediamo sempre insieme, suonando la musica che amiamo. Speriamo di suonare ancora insieme e di migliorare tecnicamente e l'unità porterà a modificare anche la nostra musica. Ci vediamo ancora musicisti tra quindici anni. Non sappiamo se professionisti o meno, ma non abbandoneremo mai la musica in generale e speriamo nemmeno i Social Parque.
Bobo : "Non è facile essere e gestire un gruppo, ma se credi davvero nell'amicizia e nella musica...sfondare o non sfondare, saremo ancora lì a fare ciò che amiamo di più:
il fottuto Rock n' Roll".
martedì 31 gennaio 2012
Hai una passione? Paga il pizzo SIAE!
Non verrà rinnovato il contratto tra Spreaker e la SIAE che riguarda la diffusione della musica per tutte le web radio che si appoggiano alla sopra citata piattaforma.
Anche Ipsilon radio ha iniziato a trasmettere a partire dal 7/12/2011 appoggiandosi a Spreaker terminando poi le sue trasmissioni il 12/1/2012 (con la fine?), visto che l'impegno e la passione non bastavano a sostenere le mancanze economiche e la solitudine.
l'intento per quanto mi riguarda, sarebbe quello di organizzarmi con autofinanziamenti che mi permetterebbero di riaprire a bomba senza stress nel 2013 (vivo in America pur stando in Italia). Ma come si dice anno nuovo vita nuova! infatti il programma tutto italiano Spreaker, recentemente comprato dagli americani, pare che non stipulerà più l'accordo con la SIAE, v'invito a firmare la petizione e seguire l'evento qui (non v'è stato alcun avviso diretto all'utente, comunque eccovi i termini di servizio aggiornati), per quanto riguarda la diffusione della musica, questo verrebbe a creare un'ulteriore spesa economica, vedendo costrette tutte le web radio indiscriminatamente a pagare personalmente i diritti per la messa in onda della musica, ma la cosa che crea più dubbi e spavento, è la possibile cancellazione di tutte le puntate radiofoniche precedenti onde evitare possibili multe; chi gestisce la radio con più persone potrebbe organizzare una colletta, chi invece è solo come me potrebbe sperare nell'aiuto di qualche fan, ma a questo punto farei prima a vincere al superenalotto. Vi invito quindi cari ascoltatori e dj a scaricarvi tutte le puntate da spreaker per non perdere mesi, se non anni, di duro lavoro artistico. E' evidente in questo caso di come la SIAE non promuova la cultura, bensì ci lucra come una sanguisuga e con la scusa di preservare il diritto di proprietà intellettuale, di un dato artista su una sua data creazione, impone un dazio senza proporre alcun servizio effettivo (ad es.spese di tribunale, nel caso si dovesse verificare un contenzioso per attribuire la paternità dell'opera o diffusione della stessa), qui si parla infatti di web radio ed artisti che non hanno mercato, ma passione e che non devono essere ammutoliti attraverso stupide leggi atte a dare e/o mantenere il lavoro di un impiegato o dirigente (di sto cazzo) SIAE. La teoria è una cosa, la vita reale è un'altra... Non scrivo e non parlo solo in veste di speaker radiofonico, ma anche di musicista e scrittore e so bene come lavora il monopolio mafioso chiamato SIAE. Qualcuno potrebbe dire, be' c'è anche la Creative Common che preserva i diritti d'autore, oppure i timbri postali etc...ebbene sono tutti sistemi che fanno solo da deterrente contro i copioni, non hanno alcun valore in tribunale, non certificano la data di un'opera, quindi parrebbe che l'unica soluzione sia iscriversi alla SIAE, come parrebbe che se non hai un soldo vai tranquillo che non ti devi azzardare a creare alcunché e se componi per sbaglio una canzone, su di essa non avrai alcun diritto, dato che non puoi permetterti di pagare il pizzo al benevolo ente che ti cura l'opera dai malintenzionati ladri della paternità/maternità artistica...ma non è così. Le piccole e davvero libere web radio (dato che sono fuori da ogni logica di commercio), certificavano con la messa in onda non solo l'autenticità dell'opera, ma la datavano digitalmente impedendone possibili furti e falsificazioni. Ciò che ne traspare ha un nome: censura e a perdere è ancora una volta, la passione, l'arricchimento culturale, la libertà d'espressione, insomma l'arte libera e vera.
C'è di positivo che non siamo più soli:
Gli studenti e le studentesse dell’associazione culturale uRadio
Radio Zio Psicologia Firenze
Rebel WebRadio
Radio Fly
RadioHypnotic Station
InfinityMetin Radio
Storpio Nato
Radio TS
MymacRadio
Radio Bellaaaaa
Radio WoW
Radio Trasimeno
Radio Sanna DJ
Radio Skalo 103.5
Radio Cross Lime
Oldradio
Apologia di Giordy
Radio Mezcla
MD Alfa WebRadio
After Radio
Parmafans Radio
RadioMaya77
Radio Lucus
Radio Voce Libera
Radio Noia
Ipsilon Radio
RadioMid
Corriere di Siena
Siena News
Snatch
PuntoRadio
I Tre Scambi
Radio VPN Hits
Radio King of Pop
Falkogigibeppe
On the Road WebRadio
JuveNews Radio
Esco di Radio
Radio Scanu
Radio Universo
Radio Diamond
Radio Voce Libera
Radio Mondo Sotterraneo
Puntata d'interconessione fra diverse web radio:
Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
l'intento per quanto mi riguarda, sarebbe quello di organizzarmi con autofinanziamenti che mi permetterebbero di riaprire a bomba senza stress nel 2013 (vivo in America pur stando in Italia). Ma come si dice anno nuovo vita nuova! infatti il programma tutto italiano Spreaker, recentemente comprato dagli americani, pare che non stipulerà più l'accordo con la SIAE, v'invito a firmare la petizione e seguire l'evento qui (non v'è stato alcun avviso diretto all'utente, comunque eccovi i termini di servizio aggiornati), per quanto riguarda la diffusione della musica, questo verrebbe a creare un'ulteriore spesa economica, vedendo costrette tutte le web radio indiscriminatamente a pagare personalmente i diritti per la messa in onda della musica, ma la cosa che crea più dubbi e spavento, è la possibile cancellazione di tutte le puntate radiofoniche precedenti onde evitare possibili multe; chi gestisce la radio con più persone potrebbe organizzare una colletta, chi invece è solo come me potrebbe sperare nell'aiuto di qualche fan, ma a questo punto farei prima a vincere al superenalotto. Vi invito quindi cari ascoltatori e dj a scaricarvi tutte le puntate da spreaker per non perdere mesi, se non anni, di duro lavoro artistico. E' evidente in questo caso di come la SIAE non promuova la cultura, bensì ci lucra come una sanguisuga e con la scusa di preservare il diritto di proprietà intellettuale, di un dato artista su una sua data creazione, impone un dazio senza proporre alcun servizio effettivo (ad es.spese di tribunale, nel caso si dovesse verificare un contenzioso per attribuire la paternità dell'opera o diffusione della stessa), qui si parla infatti di web radio ed artisti che non hanno mercato, ma passione e che non devono essere ammutoliti attraverso stupide leggi atte a dare e/o mantenere il lavoro di un impiegato o dirigente (di sto cazzo) SIAE. La teoria è una cosa, la vita reale è un'altra... Non scrivo e non parlo solo in veste di speaker radiofonico, ma anche di musicista e scrittore e so bene come lavora il monopolio mafioso chiamato SIAE. Qualcuno potrebbe dire, be' c'è anche la Creative Common che preserva i diritti d'autore, oppure i timbri postali etc...ebbene sono tutti sistemi che fanno solo da deterrente contro i copioni, non hanno alcun valore in tribunale, non certificano la data di un'opera, quindi parrebbe che l'unica soluzione sia iscriversi alla SIAE, come parrebbe che se non hai un soldo vai tranquillo che non ti devi azzardare a creare alcunché e se componi per sbaglio una canzone, su di essa non avrai alcun diritto, dato che non puoi permetterti di pagare il pizzo al benevolo ente che ti cura l'opera dai malintenzionati ladri della paternità/maternità artistica...ma non è così. Le piccole e davvero libere web radio (dato che sono fuori da ogni logica di commercio), certificavano con la messa in onda non solo l'autenticità dell'opera, ma la datavano digitalmente impedendone possibili furti e falsificazioni. Ciò che ne traspare ha un nome: censura e a perdere è ancora una volta, la passione, l'arricchimento culturale, la libertà d'espressione, insomma l'arte libera e vera.
C'è di positivo che non siamo più soli:
Gli studenti e le studentesse dell’associazione culturale uRadio
Radio Zio Psicologia Firenze
Rebel WebRadio
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Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
mercoledì 18 gennaio 2012
E tutto accadeva così, d'improvviso, senza alcun detestabile preavviso...
E stava a dicere "fero, fers, latum, ledere.Ohibò perché alquanto consunto pregio, reca danno al costoro del costato costante..."
-"Dadadista, giochi a dadi?"
-"Dante di Dente di sto cazzo!"
-"Incriù! incifriù! porpeddù!"
E decantava, invecchiava, consumava, rimbalzava, stramazzava, svolazzava, sopra la neve in ava.
Nei sogni
Eva, poteva, t'inculava se voleva, ma il tempo perdeva...
Non mutava
s'incarnava il belvo, il belgio e il belgioioso,
radioso, senziente, silente, dormiente...
Oppure:
Gy*°@ha%
jhsdkd,
rjd,
sakdfj...
ask
sifua
dujdhj<
a$é!
Yuri Iavicoli/Ipsilon

Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.
E stava a dicere "fero, fers, latum, ledere.Ohibò perché alquanto consunto pregio, reca danno al costoro del costato costante..."
-"Dante di Dente di sto cazzo!"
-"Incriù! incifriù! porpeddù!"
E decantava, invecchiava, consumava, rimbalzava, stramazzava, svolazzava, sopra la neve in ava.
Nei sogni
Eva, poteva, t'inculava se voleva, ma il tempo perdeva...
Non mutava
s'incarnava il belvo, il belgio e il belgioioso,
radioso, senziente, silente, dormiente...
Oppure:
Gy*°@ha%
jhsdkd,
rjd,
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ask
sifua
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a$é!
Yuri Iavicoli/Ipsilon

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martedì 10 gennaio 2012
FRAG Dj
Sembra stia per sorgere nuova musica da una fonte non ben identificata. Si fa chiamare Frag, lo conosco da più di dieci anni, ma non l'ho mai visto in faccia, anche perché ci sentiamo solo tramite la rete e foto di lui non c'è ne sono in circolazione; mi ha confessato che nessuno lo vedrà mai in volto e conoscendo più o meno il personaggio potrebbe essere pure vero; nonostante tutto m'ispira fiducia tant'è vero che gli ho affidato il non facile ma esaltante compito di redigere una versione cartacea di IPSILON RADIO (Radio Carta), ma la cosa che mi ha più sorpreso è che invece di stupirmi con l'uscita del giornale, mi ha stupito con la sua musica, infatti è apparso nello spazio musicale con "Immortality" un brano di musica elettronica piuttosto esaltante.
E' quindi "nato" Frag Dj presente anche su myspace e twitter oltre che sul solito facebook.
Cari bragazzi e bragazze dategli un ascolto, anche perché, ho come la netta sensazione che in futuro ne sentirete parlare a gran voce.
E' quindi "nato" Frag Dj presente anche su myspace e twitter oltre che sul solito facebook.
Cari bragazzi e bragazze dategli un ascolto, anche perché, ho come la netta sensazione che in futuro ne sentirete parlare a gran voce.
lunedì 12 dicembre 2011
IPSILON RADIO
Tutti gli show ed i contenuti di IPSILON RADIO sono visibili cliccando la pg. in alto "Y RADIO"
Il logo "Y RADIO" è stato realizzato da David Vio vio_david@hotmail.it

Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
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IPSILON RADIO
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venerdì 9 dicembre 2011
Arcadia

Questa opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.
Tam tam,
lo stile è ricorrente...
Pa pam!
un richiamo divertente...
Bingo Bongo!
con spensieratezza te lo pongo...
Gioca fuori dallo yoga,
fuori dai dialetti,
in una terra di passaggio
fanculiamo gli inetti.
Un ritrovo:
nuovo,
per chi abbiamo rivisto e mai visto,
superando epoche,
sogni, paranoie,
dilatando lo spazio,
il tempo,
lo strazio.
Senza confini:
buchiamo lo spazio.
Einstein & Nash
invidiano:
ci odiano,
ci placano
giacché il vissuto non afferrano:
Bombe di sabbia lanciano.
Un poema per i Bingo non basterebbe,
ma la mente più di cinque minuti
scientificamente non rende...
A chi non s' ingolfa il cuore davanti a cose nuove?
Taluni s'innamorano, altri ti odiano...
Altri ancora ti tollerano.
Son sicuro e non suppongo:
I love you Bingo Bongo.
lunedì 28 novembre 2011
Né acceso, né spento è é è é
Spezzo promesse,
racconto storie sommesse,
rischio scommesse,
lascio le pietre in teste dimesse.
Spezzo me stesso,
ma le musiche non son le stesse,
le libero fuori dal sesso,
Penelepoe più non tesse.
Mi diverto a fare il fesso,
a cantilenare a non centellinare,
ma ad esplodere fuori dal corpo
come un vulcuano.
Vulcano
fa disperare o rallegrare,
nel mezzo ci si attaccano,
attendono, se ne dimenticano,
ma quando meno se l'aspettano
le pietre rimodellano.
Nuove gioie, nuovi dolori...
Così,
senza un senso,
senza peso,
uno come tanti penso...
Chi?
Il tuo sesto denso...
Cosa?
La tua scuola di scrittura creativa...
Creative?
Sound blaster, common, cluster, master...
Cretina!
Non capisco
Nemmeno io,
ambè...
L'erba ammorbidisco e sopra ci piscio....
esco in stile vado liscio...
Bella zi! bella accollati sta padella
perchè noi della city abbiamo la sbirrella!
Con la Coca che si beve la barella
e Vasco si fa l'infiermerella,
qualcun altro va in convento,
qualche altro in monastero,
resta tutto un mistero...
Lui s'è confuso e l'altro?
No.
La luna forse
ed ha confuso a suo modo,
Scrivo a mio modo
disse lo scrittore fuori luogo
disse sei fuoriloguo
il critico col suo dentroluogo.
Salutò il disconnesso
ridendo di un nuovo amplesso.
Tutto s'è perso, né mai trovato,
s'è solo cercato.
Solo...Come il Sole.
domenica 27 novembre 2011
Lettera a Baricco
Antonio Moresco
Caro Alessandro,
ti scrivo subito dopo aver letto con dolore la tua intervista apparsa il 28 scorso sul Venerdì di Repubblica (reperibile qui alle pp.31-36). Vedo che anche tu non fai che ripetere ciò che in questi anni dichiarano continuamente scrittori e teorici della letteratura che è evidentemente lo spirito del tempo: che la letteratura non è più un arte, che tu ti senti un calzolaio della parola e un orologiaio, che per gli scrittori non può esserci più grandezza che oggi il genio lo si può vedere piuttosto in chi lancia l'IPhone, in chi apre un teatro, in chi fonda un scuola, (stai pensando alla Holden?) che l'ispirazione non esiste ecc...
Potrei risponderti dicendoti semplicemente :"Parla per te!". Invece ci sono molte altre cose da dire. Ho visto letto questa tua intervista dopo le 13, quando ho smesso di scrivere e sono andato a comperare il giornale. In questi giorni sono sprofondato - e lo sarò ancora per anni - nel libro nuovo che sto cominciando a scrivere. Il cuore mi batteva forte come sempre mi succede quando mi stacco dalla trance in cui sprofondo, mi sentivo come un sonnambulo, svegliato di notte di soprassalto, sul cornicione di un tetto. Subito dopo ho letto le tue parole.
Cos'è che non va in quello che dici? Non il fatto che tu abbia una percezione di te stesso e del tuo lavoro, ma il passaggio, il salto di piani che compi, il fatto che tu trasformi tutto questo in un'imprigionante definizione dei possibili e in un teoria cucita sulla tua misura ma che dovrebbe valere per tutto e per tutti: io non sono così, io non posso essere così, e allora vuol dire che nessun altro può, e se qualcuno non se ne convince e ci prova lo stesso non può che andare incontro al fallimento e all'irrilevanza. Ma perché la letteratura non potrebbe più essere un'arte? Perché prima poteva esserlo adesso non più? Chi l'ha stabilito? Baricco. E sulla base di cosa? Di Baricco stesso. Ne circolano molte di queste teorie autoreferenziali, in questi anni, che trasformano le proprie misure, le proprie frustrazioni, i propri lutti, in teorie generali e tombali valide per un'intera epoca e additate come insuperabili. Siamo circondati da libri e libretti che ci dicono e ci ingiungono che non c'è più l'esperienza, non c'è più il trauma (magari!), o che la letteratura deve essere tarata solo su un' idea piccola e orizzontale di "realtà" e "neorealistica" (non sanno neanche più inventare nuove parole per contenuti vecchi, non hanno neppure più questa piccola forza...), che la letteratura può essere al massimo un sintomo e non invece - anche - svelamento, prefigurazione, invenzione, pensiero, verità, profezia...,che ci sarebbero solo la "fiction"e "l'autofiction" (come la "Divina commedia"?). Ci era cascato persino Calvino negli ultimi anni della sua vita, con quel suo elenco delle qualità in letteratura cucite sopra di sè: rapidità, brevità, leggerezza...Senza rendersi conto che il 99% delle opere più grandi vanno in tutt'altra direzione.
Qualche anno fa hai scritto un libro dove parlavi dei barbari, ma anche quelli erano barbari piccoli piccoli, supercivilizzati, mentre i barbari veri conoscono anche il rischio, l'illusione, l'esagerazione, l'oltranza, la capacità di muoversi nella vita come in qualcosa di indistinguibile dal proprio sogno.
Perché - mi domando - tutti questi strascichi medioevali tardonovocenteschi, con il loro carico contagioso di disillusa arroganza e chiusura, in questo nuovo secolo e nuovo millennio che ci sta mettendo di fronte a sfide così immani per la nostra specie che richiederebbero il massimo della moltiplicazione, dell'invenzione, da parte di tutti, in ogni campo? Perché tutto questo deprimente, ma anche ridimensionamento dell'imprevedibilità e del caos della vita? Perchè chi ha deciso di posizionarsi, nella casella della "letteratura" (o del "genere letteratura") sembra essere in grado di fornirci solo questo minimalistico abbassamento della vita e del mondo, questa superficialità, questo ticchettio da ultime ore? Allora - piuttosto che questo funereo ron ron di sopravvissuti - meglio, molto meglio, tanti scrittori di "genere", che non si nascondono dietro piccole ammiccanti teorie trasformate in valore e canone, più coraggiosi, più operosi, più onesti!
Bisogna sempre, giorno dopo giorno, riaprire gli spazi che tendono a richiudersi, anche in quella cosa che è stata chiamata insiemisticamente "letteratura". La letteratura è una cruna, bisogna riaprila di continuo, allargarla, per andare a toccare gli altri spazi più grandi in cui siamo immersi e sfondare le pareti che imprigionano i nostri corpi e le nostre menti. Quella forza che ci appare moltiplicatoria e aliena e che in passato è stata ingenuamente chiamata "ispirazione" esiste ancora dentro di noi e gli artisti, gli scrittori, i poeti, sanno che esiste, l'hanno sempre saputo, perché l'hanno conosciuta, sperimentata, inventata.
Le cose da dire sarebbero molte. Lo spazio è poco. Tu sai che io non disprezzo il tuo lavoro eche sono stato uno dei pochi scrittori italiani che ne ha parlato pubblicamente sulle pagine di un giornale (La Repubblica). Ma quello che stai dicendo sulla letteratura è difensivo, è superficiale, non ha verità profonda. E' molto strano quello che sta succedendo in Italia. Ci si continua a disperare per i nostri impresentabili governanti, per come sono disonorevoli, interessati, cinici per come stanno volando basso. E gli scrittori? E gli uomini di cultura? Stanno volando alto? A leggere posizioni come la tua non mi pare. Perché, nel campo nevralgico della letteratura, dell'immaginario, della prefigurazione artistica e di conoscenza sembra essere stata bandita ogni idea di quella grandezza che invece si domanda giustamente ad altri? Perché domina lo stesso restringimento dei possibili, lo stesso piccolo cinismo, la stessa chiusura di orizzonti? Ma, se questo è o può solo essere uno scrittore, come può chiedere alle altre donne e agli altri uomini di regalargli il prezioso tempo delle loro vite per leggerlo? Con che diritto? Che cosa dà, che cosa aggiunge al mondo?
Mi fermo qui. Come vedi, non ho potuto frenare tutto il dolore che mi hanno provocato l'irresponsabilità e l'inconsapevolezza delle tue parole, perché queste e simili posizioni che circolano nei nostri anni non sono prive di conseguenze e non sono innocenti. Ognuno è drammaticamente libero, e io non ho un'altra teoria da contrapporre alla tua, ho solo il mio sogno di scrittore, i miei libri, la cruna della mia vita. Tu continuerai a costruire i tuoi orologi, io a svegliarmi di soprassalto sui cornicioni.
Ti abbraccio,
Antonio
(Il presente testo è apparso in versione ridotta per ragioni di spazio sul Venerdì di Repubblica dell'11 novembre 2011).
Altre fonti: http://www.ilprimoamore.com/blog/?p=204#more-204
Caro Alessandro,
ti scrivo subito dopo aver letto con dolore la tua intervista apparsa il 28 scorso sul Venerdì di Repubblica (reperibile qui alle pp.31-36). Vedo che anche tu non fai che ripetere ciò che in questi anni dichiarano continuamente scrittori e teorici della letteratura che è evidentemente lo spirito del tempo: che la letteratura non è più un arte, che tu ti senti un calzolaio della parola e un orologiaio, che per gli scrittori non può esserci più grandezza che oggi il genio lo si può vedere piuttosto in chi lancia l'IPhone, in chi apre un teatro, in chi fonda un scuola, (stai pensando alla Holden?) che l'ispirazione non esiste ecc...
Potrei risponderti dicendoti semplicemente :"Parla per te!". Invece ci sono molte altre cose da dire. Ho visto letto questa tua intervista dopo le 13, quando ho smesso di scrivere e sono andato a comperare il giornale. In questi giorni sono sprofondato - e lo sarò ancora per anni - nel libro nuovo che sto cominciando a scrivere. Il cuore mi batteva forte come sempre mi succede quando mi stacco dalla trance in cui sprofondo, mi sentivo come un sonnambulo, svegliato di notte di soprassalto, sul cornicione di un tetto. Subito dopo ho letto le tue parole.
Cos'è che non va in quello che dici? Non il fatto che tu abbia una percezione di te stesso e del tuo lavoro, ma il passaggio, il salto di piani che compi, il fatto che tu trasformi tutto questo in un'imprigionante definizione dei possibili e in un teoria cucita sulla tua misura ma che dovrebbe valere per tutto e per tutti: io non sono così, io non posso essere così, e allora vuol dire che nessun altro può, e se qualcuno non se ne convince e ci prova lo stesso non può che andare incontro al fallimento e all'irrilevanza. Ma perché la letteratura non potrebbe più essere un'arte? Perché prima poteva esserlo adesso non più? Chi l'ha stabilito? Baricco. E sulla base di cosa? Di Baricco stesso. Ne circolano molte di queste teorie autoreferenziali, in questi anni, che trasformano le proprie misure, le proprie frustrazioni, i propri lutti, in teorie generali e tombali valide per un'intera epoca e additate come insuperabili. Siamo circondati da libri e libretti che ci dicono e ci ingiungono che non c'è più l'esperienza, non c'è più il trauma (magari!), o che la letteratura deve essere tarata solo su un' idea piccola e orizzontale di "realtà" e "neorealistica" (non sanno neanche più inventare nuove parole per contenuti vecchi, non hanno neppure più questa piccola forza...), che la letteratura può essere al massimo un sintomo e non invece - anche - svelamento, prefigurazione, invenzione, pensiero, verità, profezia...,che ci sarebbero solo la "fiction"e "l'autofiction" (come la "Divina commedia"?). Ci era cascato persino Calvino negli ultimi anni della sua vita, con quel suo elenco delle qualità in letteratura cucite sopra di sè: rapidità, brevità, leggerezza...Senza rendersi conto che il 99% delle opere più grandi vanno in tutt'altra direzione.
Qualche anno fa hai scritto un libro dove parlavi dei barbari, ma anche quelli erano barbari piccoli piccoli, supercivilizzati, mentre i barbari veri conoscono anche il rischio, l'illusione, l'esagerazione, l'oltranza, la capacità di muoversi nella vita come in qualcosa di indistinguibile dal proprio sogno.
Perché - mi domando - tutti questi strascichi medioevali tardonovocenteschi, con il loro carico contagioso di disillusa arroganza e chiusura, in questo nuovo secolo e nuovo millennio che ci sta mettendo di fronte a sfide così immani per la nostra specie che richiederebbero il massimo della moltiplicazione, dell'invenzione, da parte di tutti, in ogni campo? Perché tutto questo deprimente, ma anche ridimensionamento dell'imprevedibilità e del caos della vita? Perchè chi ha deciso di posizionarsi, nella casella della "letteratura" (o del "genere letteratura") sembra essere in grado di fornirci solo questo minimalistico abbassamento della vita e del mondo, questa superficialità, questo ticchettio da ultime ore? Allora - piuttosto che questo funereo ron ron di sopravvissuti - meglio, molto meglio, tanti scrittori di "genere", che non si nascondono dietro piccole ammiccanti teorie trasformate in valore e canone, più coraggiosi, più operosi, più onesti!
Bisogna sempre, giorno dopo giorno, riaprire gli spazi che tendono a richiudersi, anche in quella cosa che è stata chiamata insiemisticamente "letteratura". La letteratura è una cruna, bisogna riaprila di continuo, allargarla, per andare a toccare gli altri spazi più grandi in cui siamo immersi e sfondare le pareti che imprigionano i nostri corpi e le nostre menti. Quella forza che ci appare moltiplicatoria e aliena e che in passato è stata ingenuamente chiamata "ispirazione" esiste ancora dentro di noi e gli artisti, gli scrittori, i poeti, sanno che esiste, l'hanno sempre saputo, perché l'hanno conosciuta, sperimentata, inventata.
Le cose da dire sarebbero molte. Lo spazio è poco. Tu sai che io non disprezzo il tuo lavoro eche sono stato uno dei pochi scrittori italiani che ne ha parlato pubblicamente sulle pagine di un giornale (La Repubblica). Ma quello che stai dicendo sulla letteratura è difensivo, è superficiale, non ha verità profonda. E' molto strano quello che sta succedendo in Italia. Ci si continua a disperare per i nostri impresentabili governanti, per come sono disonorevoli, interessati, cinici per come stanno volando basso. E gli scrittori? E gli uomini di cultura? Stanno volando alto? A leggere posizioni come la tua non mi pare. Perché, nel campo nevralgico della letteratura, dell'immaginario, della prefigurazione artistica e di conoscenza sembra essere stata bandita ogni idea di quella grandezza che invece si domanda giustamente ad altri? Perché domina lo stesso restringimento dei possibili, lo stesso piccolo cinismo, la stessa chiusura di orizzonti? Ma, se questo è o può solo essere uno scrittore, come può chiedere alle altre donne e agli altri uomini di regalargli il prezioso tempo delle loro vite per leggerlo? Con che diritto? Che cosa dà, che cosa aggiunge al mondo?
Mi fermo qui. Come vedi, non ho potuto frenare tutto il dolore che mi hanno provocato l'irresponsabilità e l'inconsapevolezza delle tue parole, perché queste e simili posizioni che circolano nei nostri anni non sono prive di conseguenze e non sono innocenti. Ognuno è drammaticamente libero, e io non ho un'altra teoria da contrapporre alla tua, ho solo il mio sogno di scrittore, i miei libri, la cruna della mia vita. Tu continuerai a costruire i tuoi orologi, io a svegliarmi di soprassalto sui cornicioni.
Ti abbraccio,
Antonio
(Il presente testo è apparso in versione ridotta per ragioni di spazio sul Venerdì di Repubblica dell'11 novembre 2011).
Altre fonti: http://www.ilprimoamore.com/blog/?p=204#more-204
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